Brutte notizie per i non fumatori che si trovano spesso a stretto contatto con individui che fumano.

Il fumo uccide, e quello passivo contribuisce ad aumentare il rischio di ammalarci. Lo sostengono alcuni ricercatori della Medical University of South Carolina (USA), secondo cui esiste uno stretto legame tra malattie come l’ictus e il fumo che viene respirato dai polmoni di un non fumatore. Per l’esattezza, si tratta del 30% di rischio in più per chi corre questo pericolo «passivo».

Gli scienziati americani si sono basati sullo studio di casi passati (dall’aprile del 2003 al marzo del 2012) e hanno osservato un campione di partecipanti per 12 mesi, il 23% dei quali regolarmente esposti a questo tipo di fumo passivo. Durante questo lasso di tempo sono stati riportati ben 428 ictus, la maggior parte dei quali causati da un’ostruzione nel sangue, che a sua volta ha provocato problemi di circolazione e messo a repentaglio la salute del cervello.

Ai ricercatori della Carolina del Sud si sono aggiunti anche gli scienziati della University of Alabama di Birmingham (USA). L’intero studio è stato capitanato dalla dottoressa Angela Malek, che insieme al suo team di ricerca ha raccolto i dati relativi a 22mila persone di un’età superiore ai 45 anni. Di essi, alcuni erano stati colpiti da ictus in passato. Con questo studio il team ha rilevato una stretta connessione tra ictus e fumo passivo.

«Le precedenti ricerche sono state molto limitate e per la maggior parte imprecise; il rischio di ictus non è mai stato definito in modo esatto e di conseguenza le misure di sicurezza non sono mai state ben definite. I sottotipi di ictus non sono mai stati valutati con esattezza e alcuni studi sono stati compromessi dalla mancanza di un campione valido», ha aggiunto l’esperta.

«I nostri risultati dimostrano che l’impatto sulla salute per i non fumatori esposti al fumo passivo è molto forte… sono comunque da considerare anche alcune variabili legate all’ambiente, come il livello di inquinamento, per esempio, anch’esso legato alla possibilità di avere un ictus».

I risultati della ricerca sono stati pubblicati nella rivista scientifica American Journal of Preventative Medicine.

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