I vaccini contro il papillomavirus umano (Hpv) e il virus dell’epatite B (Hbv) riducono in maniera drastica le probabilità di ammalarsi di tumore della cervice uterina, del pene, dell’ano, del cavo orale (Hpv) e del fegato (Hbv)


Si stima che le vaccinazioni salvino ogni anno circa 2-3 milioni di vite in tutto il pianeta, pari all’intera popolazione di una grande città. Troppe persone però non sono consapevoli del ruolo fondamentale svolto da queste misure di prevenzione primaria contro gravi malattie. Le vaccinazioni sono in particolare uno degli strumenti più importanti anche per prevenire alcuni tipi di tumore.

Alcune neoplasie possono essere infatti causate da infezioni virali. L’esempio più noto è il Papilloma virus umano (Human Papilloma Virus, HPV), che può provocare il cancro della cervice uterina, di testa e collo, della vulva, della vagina, del pene e dell’ano (quasi 4.400 casi di tumore ogni anno in Italia sono riconducibili all’HPV). Anche i virus dell’Epatite B e C sono associati allo sviluppo di epatite cronica, cirrosi e tumore primitivo del fegato. Nel mondo il ruolo delle infezioni croniche è considerato responsabile del 16% di tutte le neoplasie.  Per l’Europa questa stima è pari al 7%, simile a quanto evidenziato per l’Italia (8,5%). Nel nostro Paese è stato calcolato che, tra i tumori dovuti a agenti infettivi, l’Helicobacter pylori è causa del 42%, i virus dell’epatite B e C del 35%, l’HPV del 20%.

È possibile vaccinarsi contro alcuni di questi virus?
Esistono alcuni virus, contro cui è possibile vaccinarsi, in grado di manifestare gravi conseguenze dopo molti anni dall’insorgenza dell’infezione. Tra questi, il virus HBV (Hepatitis B Virus) che è causa dell’epatite B, la più comune infezione del fegato al mondo, e l’HPV. La vaccinazione contro l’epatite B riveste un ruolo importante nel prevenire l’insorgenza del tumore del fegato, che ha fatto registrare nel nostro Paese 13.000 casi nel 2017. La vaccinazione è una strategia efficace anche per prevenire i tumori causati dall’HPV. Si calcola che tre donne sessualmente attive su quattro contraggano nel corso della vita questo virus, che peraltro è pericoloso e può provocare l’insorgenza di tumori anche negli uomini.

In che modo la vaccinazione può cambiare l’evoluzione dei tumori causati dall’HPV nel prossimo futuro?

Un’efficace combinazione tra metodiche di diagnosi precoce (Pap-test e determinazione molecolare di HPV) e vaccinazione anti-HPV da eseguire nelle adolescenti sarebbe in grado di eliminare completamente il tumore del collo dell’utero, ma nel nostro Paese siamo ancora lontani dal raggiungere questi risultati. Da un lato, è ancora insufficiente l’adesione al Pap-test: nel 2015 sono state invitate a eseguire l’esame poco più di 1 milione e 624mila italiane, ma ha aderito solo il 39,8%. Per la prima volta dal triennio 2008-2010 l’adesione è scesa, seppure di poco, sotto il 40%. Dall’altro lato, solo il 56% delle giovani nate nel 2003, il 72% delle nate nel 2000 e il 70% delle nate nel 1997 hanno effettuato il ciclo completo di vaccinazione. Stiamo dunque assistendo ad una preoccupante sottovalutazione di un’arma di prevenzione che invece potrebbe risparmiare ogni anno la sofferenza legata alla diagnosi di migliaia di tumori e altre patologie.

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